Il Tema della Caccia
La nostra terra ha qualcosa di magico: durante i secoli è stata capace di ispirare poeti, pittori, drammaturgi e artisti di tutto il mondo.
Anche il Comitato nel suo piccolo, a dirla tutta, si lascia volentieri ispirare da lunghe passeggiate: d'altro canto, con la guida di eccezione che si ritrova...
Una volta, però, nel corso di una passeggiata, a suscitare l'interesse del Comitato, sempre attento a non perdere spunti per la Caccia, non è stato il sentiero che si stava percorrendo e neanche la quiete della natura o la meraviglia degli scorci, capaci di stimolare l'intelletto dei più meditativi.
Era il tempo delle more e dei gelsi e qualcosa di straordinario accadde nei pressi di un casino che a prima vista pareva abbandonato.
Tutto ad un tratto, s'addensò una fitta nebbia intorno al casino mentre il cielo restava terso, privo di nuvole fino all'orizzonte; l'insolito fenomeno attrasse l'attenzione del Comitato che, intanto, si era appena ricomposto dopo la salita, all'inizio della radura su cui, a fatica, stava in piedi il casino diroccato.
I più curiosi cominciarono ad avvicinarsi arditamente, mentre la nebbia pareva cominciare a diradare, almeno in taluni punti.
Nel casino fatiscente non c'era nulla, ma si respirava un'aria strana, come se ci fosse qualcosa di elettrico.
In realtà di elettrico non c’era niente. In tutto il casino non c’era niente di niente. Ma d’altronde perché mai ci sarebbe dovuto essere qualcosa? Quella “nebbia” poteva essere un po’ di fumo da erbacce accese da qualcuno lì intorno. Sembrava plausibile.
Dopo aver divagato in pensieri di tal fatta, il Comitato toccò argomenti più seri, quali per esempio la possibilità di fare una sosta per affettare un po’ di pane e salame; invero per chi era in cammino già da tre ore buone, si era fatta l’ora per rinfrancare lo stomaco, pertanto acconsentirono tutti di buon grado.
Ripresero il cammino, dopo una piacevole sosta allietata da un sole caldo al punto giusto.
Dopo una mezz’ora di cammino, quasi giunti al punto concordato prima di intraprendere la strada del ritorno, il gruppetto di testa avvistò una figura seduta su una roccia che mirava il panorama. Si alzò pacatamente, e nel farlo indossò una bombetta; era vestito in stile classico gentleman inglese. E aveva pure dei mustacci molto curati.
- E mò questo da dove è uscito?
- Dai, ragazzi ma che sta facendo?
Quando si cammina, spesso ci si trova a fermarsi a scambiare chiacchiere con sconosciuti, figurarsi perdere un’occasione del genere. In quel caso non ci fu neanche bisogno di cercare un pretesto per conversare.
- Finalmente vi ho tvovato!
- Come?
- Chi?
- Vi ho tvovato finalmente! Vi ho tvovato!
- Chi?
- A voi, voi! Ho tvovato il Comitato!
- Aaahè! Stiamo apposto! Tiene pure la zeppola.
- Ci mancava solo lui!
- E’ da tempo che vi aspetto, ma evo sicuvo che pvima o poi saveste passati da qui!
- Scusi ma che sta dicendo?
- Con chi stiamo parlando?
- Scusatemi, avete vagione, sono stato un maleducato: mi chiamo Vodvigo de Feudis ed ho uvgente bisogno di pavlave con il Comitato della Caccia al Tesovo di Sovvento.
- Mi sa che gli piacciono pvopvio le pavole con evve. Disse scherzando qualcuno sottovoce.
- Eh, va bene. Ma è sicuro di sentirsi bene? E’ da solo? Che sta facendo?
- Cevtamente sono solo. È un tempo ovamai indefinito che sono da solo. Ma ova di tempo non ne ho più a disposizione e pev questo motivo che vi stavo aspettando.
Scambio di sguardi interdetti, curiosi, perplessi, sopracciglia che si inarcano, qualche eeeeeeeeh per guadagnare tempo.
- Vi pvego, vediamoci domattina alle otto in punto. Vi aspettevò pvecisamente a…
Decisero di andare. C’era stato qualcosa in quell’uomo che li aveva convinti a non ritenerlo un folle, forse era stata quell’aura quasi magica che promanava da una persona così singolare e familiare allo stesso tempo. Una sorta di empatia che era scaturita dalla sincerità dello sguardo con cui, alla fine, li aveva persuasi ad andare. Uno strano modo di essere credibile ed insieme sornione.
Entrarono in quella che ritenevano fosse “casa” sua. Nessuno del Comitato aveva mai fatto caso che ci fosse una casa, quella “casa”, proprio lì.
Li condusse in una stanza invasa di qualunque genere di cosa.
Quello che balzò subito all’attenzione del Comitato furono i vestiti sparsi in ogni angolo della stanza insieme a strani accessori: una toga dell’antica Roma, un elmo vichingo, un’uniforme da moschettiere francese, l’abbigliamento completo e fastoso di un antico re, corone di alloro, un completo elegante nero e persino un vestito che ricordava quello dei Galli di Asterix e Obelix.
- Vi aggvadano i miei vestiti?
- Complimenti! Bellissimi… Sono riproduzioni fedelissime! E’ un attore?
- Eh sì, eh.. eh...
Disse compiaciuto Rodrigo.
Poi, prendendo la parola in maniera quasi solenne disse:
- Eccoci qui. Non tovnavo in questa casa da anni. Vi ringvazio davvevo pev avev accettato il mio invito. Ve ne sono davvevo gvato.
- Senta, anche noi siamo felici, però adesso ci spieghi qualcosa: chi è lei? Che vuole da noi? Come mai ha l’urgenza di parlarci?
- In effetti è davvevo avduo pvevdev pvincipio pev navvavvi la vicenda… Dunque: vicovdate che ievi, pvima di incontvavmi, avete visto del fumo?
- Certo. Sì come
- Bene, quel fumo eva causato dal mio avvivo. Evo appena avvivato.
- In che senso? Che sta dicendo?
- Ehm… dovete sapeve una cosa: io sono in possesso di un tesovo.
Pausa.
- Sono in gvado di viaggiave nel tempo.
Tutti restarono basiti.
- Tutti questi oggetti, accessovi, vestiti, fotogvafie sono vicovdi vaccolti duvante i miei viaggi.
Il Comitato si sparpagliò subito per la stanza. Qualcuno si diresse verso uno spicchio di parete dove erano esposte in maniera un po’ confusa un centinaio di polaroid. Ognuna recava una breve didascalia nella striscia bianca sotto la foto: "con Zorro, con Hulk Hogan, con Tom Selleck, con Charlie Chaplin, con Groucho Marx, con Dalì, con Stalin”.
Dopo qualche minuto trascorso in silenzio con il Comitato che ispezionava con lo sguardo quella stanza in cui erano ammucchiati tesori, ninnoli ed oggetti di ogni sorta di ogni tempo, Rodrigo disse:
- Vi pvego, vogliate seguivmi pev accomodavci. Così pavlevemo più tvanquillamente.
Tutto il Comitato, intanto, già ci aveva pensato: “Quest’anno, grazie a Rodrigo, sarà una caccia… coi baffi!”